Manoscritto buddhista Birmania
€1800,00
Manoscritto birmano della fine del XIX secolo o dell’inizio del XX secolo, completo di assi laccate, custodia in velluto di seta e stilo di lettura. Un insieme rituale di grande coerenza, che illustra le pratiche di offerta monastica nel buddhismo theravāda.
- Provenienza: collezione Claude de Marteau.
- Venduto con attestazione.
- Dimensioni: H 53 × L 14 × P 7 cm.
- Solo pochi esemplari disponibili.
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Manoscritto buddhista birmano su foglie di palma – sapa-lwe e sazigyo
Questo manoscritto buddhista birmano è costituito da un importante insieme di lunghe foglie di palma, coperte da diverse linee di scrittura birmana e conservate tra due assi di legno laccato rosso. Uno dei piatti reca un cartiglio dorato iscritto. Per il numero di fogli, la presentazione e il modo di scrittura, quest’opera appartiene alla tradizione dei manoscritti birmani su foglie di palma e non deve essere confusa con un Kammavaca, la cui struttura e presentazione rispondono a un tipo particolare di manoscritto rituale. Non si tratta neppure di un parabaik, manoscritto birmano composto da fogli di carta pieghevoli, con il quale può essere facilmente confuso.
I Tre Canestri (il Tipiṭaka) costituiscono il canone buddhista in lingua pāli del theravāda. Si divide in tre insiemi: Vinaya Piṭaka (disciplina monastica), Sutta (sutra) Piṭaka (discorsi e insegnamenti) e Abhidhamma Piṭaka (analisi dottrinale e filosofica). Questo manoscritto antico fa probabilmente riferimento a uno di questi tre elementi.
L’insieme ha conservato una parte notevole del suo dispositivo tradizionale di protezione. Il manoscritto è avvolto in una copertura di manoscritto chiamata sapa-lwe. In Birmania, questi involucri proteggevano i preziosi fogli dalla polvere, dagli insetti e dall’umidità. Potevano associare tessuto, sottili lamelle di bambù e fili di diversi colori, formando un involucro morbido attorno al manoscritto.
Attorno a questa protezione è annodato un lungo nastro tessuto rosso recante iscrizioni e motivi bianchi, numerosi versi enfatici vi lodano la generosità del donatario. Si tratta di un sazigyo, trascritto anche sa-si-gyo, nastro specificamente impiegato per tenere insieme i manoscritti su foglie di palma. Questi pezzi erano tradizionalmente realizzati al telaio secondo una tecnica di tessitura complessa. Le iscrizioni tessute potevano menzionare i donatori, la data dell’offerta, formule pie o il desiderio di condividere il merito acquisito con il dono del manoscritto.

Il sapa-lwe, il sazigyo e lo stilo di lettura accanto al manoscritto birmano. L’alternanza di decolorazioni sul velluto di seta indica una conservazione antica.
La presenza congiunta del manoscritto, delle sue assi laccate, del suo sapa-lwe e soprattutto del suo sazigyo iscritto permette così di conservare non solo il testo stesso, ma una parte importante del modo in cui le opere religiose erano un tempo protette, manipolate e offerte nei monasteri della Birmania.

Diversi manoscritti birmani si trovavano accanto ai Kammavaca nella casa di Claude de Marteau (Foto d’archivio d’inventario)
Il contenuto preciso del testo resta da identificare ma è possibile che si tratti anche di un libro di preghiere la cui trascrizione costituisce un atto meritorio importante.
Fine del XIX – inizio del XX secolo.













