Pannello di carro o ratha – Shiva Kalarimurti – Il Trionfo sulla Morte

3500,00

Shiva Kalarimurti (Il Trionfo sulla Morte) India del Sud, Tamil Nadu — XVIII – XIX secolo. Alto rilievo in legno di carro processionale (Ratha)

Questo pannello in legno scolpito raffigura probabilmente Shiva nella sua forma feroce di Kalarimurti, mentre abbatte Yama, il dio della Morte, per salvare il suo giovane devoto Markandeya.
In una postura guerriera, Shiva scavalca l’avversario e brandisce in diagonale un grande tridente (trishula). L’asta inferiore dell’arma, intagliata a punta di lancia, è diretta verso il suolo per inchiodare Yama, qui rappresentato con le sembianze di un personaggio regale disteso e impotente. Con le altre mani, Shiva tiene il tamburo a clessidra (damaru) ed esibisce una pesante ghirlanda stilizzata. Quest’opera dinamica simboleggia la vittoria della devozione sul tempo e sulla morte.

  • Normali segni d’usura e piccole mancanze.
  • Dimensioni del pannello (ingombro totale senza base in acciaio): H 98 cm x L 47 cm x P 12 cm
  • La base su misura è inclusa.

 

 

 

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Gli attributi di Shiva, simboli del suo potere cosmico

Questo pannello di carro con l’effigie di Shiva si distingue per le sue otto braccia, ognuna delle quali regge un attributo che contribuisce alla lettura simbolica della scultura. Lontani dall’essere semplici accessori, questi oggetti traducono le diverse manifestazioni del dio, al tempo stesso creatore, distruttore, protettore e signore delle forze dell’universo.

Gli attributi di Shiva su un pannello di carro processionale in legno del Tamil Nadu

I diversi attributi di Shiva.

Si riconoscono in particolare il tridente (trishula), simbolo della sua autorità suprema, il tamburo doppio (damaru), il cui ritmo evoca la creazione del mondo, l’ascia (parashu), emblema della sua potenza distruttrice, così come l’antilope (mriga), tenuta delicatamente tra le dita e che rappresenta lo spirito errante che Shiva mantiene sotto controllo. Le altre mani reggono una spada o un grande coltello da combattimento (khadga), un piccolo scudo (khetaka), simbolo della sua potenza guerriera, e una campana rituale (ghanta), usata nel culto induista per scandire le cerimonie, annunciare la presenza della divinità e accompagnare i riti di purificazione.

La precisione dedicata a ciascuno di questi attributi testimonia la cura riservata dagli scultori all’iconografia shivaita e permette di identificare questa raffigurazione di Shiva come una delle sue forme guerriere, reinserendo questa scultura nella grande tradizione dei pannelli di carri processionali del Tamil Nadu.

I carri processionali, veri e propri templi mobili

Nel sud dell’India, i grandi templi induisti possiedono tradizionalmente imponenti carri processionali (ratha in sanscrito o ther in tamil), utilizzati durante le principali feste religiose. Queste strutture monumentali in legno, talvolta alte diversi metri, permettono di trasportare le immagini sacre delle divinità fuori dal santuario affinché possano essere venerate dall’intera comunità.

Fotografia d’epoca di un carro processionale di tempio a Madras verso il 1850

Carro processionale di tempio a Madras verso il 1850. Due pannelli scolpiti sono visibili sui fianchi. (Fonte: Wikipedia.)

Le dimensioni poco comuni dei pannelli che proponiamo testimoniano l’importanza della composizione monumentale di cui facevano originariamente parte.

Ben più che semplici veicoli cerimoniali, questi carri sono vere opere d’arte. La loro architettura è interamente ricoperta di pannelli scolpiti che illustrano i grandi episodi della mitologia induista, le diverse manifestazioni delle divinità, nonché una moltitudine di personaggi celesti, animali e motivi vegetali. Ogni pannello partecipa a un vasto programma iconografico destinato a trasmettere i racconti sacri lungo la processione.

Antico pannello di carro processionale proveniente dal Tamil Nadu, questa scultura faceva parte della collezione di Claude de Marteau, i cui archivi testimoniano l’interesse per le sculture religiose dell’India del Sud. Illustra la notevole maestria delle botteghe di scultori tamil, capaci di conciliare monumentalità, espressività e precisione iconografica al servizio del culto shivaita.

Un’iconografia vicina a diverse forme irate di Shiva

L’identificazione precisa di questa raffigurazione di Shiva resta delicata. Per l’armamento, le otto braccia e la presenza di un personaggio atterrato ai suoi piedi, presenta caratteristiche comuni a diverse forme irate (Samharamurti) del dio.

Evoca in particolare Andhakasuravadha, in cui Shiva abbatte il demone Andhaka, accecato dal desiderio di impadronirsi di Parvati. Secondo il racconto mitologico, ogni goccia di sangue del demone dà vita a un nuovo avversario; Shiva riceve quindi l’aiuto delle dee Saptamatrikas per impedirne la rigenerazione e vincere lo scontro.

La scultura può anche essere avvicinata a Kalarimurti (o Kalasamharamurti), raffigurazione in cui Shiva punisce Yama, il dio della Morte, per aver tentato di portare via il suo giovane devoto Markandeya prima dell’ora a lui destinata.

In assenza di un’iscrizione nell’inventario di Claude de Marteau o di un attributo assolutamente determinante, è preferibile considerare quest’opera come una raffigurazione di Shiva in una delle sue forme irate, piuttosto che privilegiare definitivamente l’una o l’altra interpretazione.

Pannelli di carri indiani scoperti presso Claude de Marteau

Due pannelli di carri processionali indiani riscoperti nelle riserve di Claude de Marteau.

 

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