Belform e Alfred Hendrickx: una storia del mobile belga del dopoguerra
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Nella storia del mobile belga del dopoguerra, Alfred Hendrickx occupa un posto singolare. Oggi il suo nome è associato soprattutto a Belform, ai suoi buffet e credenze dalle linee tese, ai suoi tavoli, alle sedute e ai sistemi di contenimento modulari. Questa produzione, sviluppata tra gli anni ’50 e ’60, accompagna un momento in cui il mobile belga si allontana progressivamente dai modelli tradizionali per adottare un linguaggio modernista più leggero e più adatto ai nuovi interni.
Il rapporto tra Alfred Hendrickx e Belform è però più complesso di una semplice collaborazione tra un designer e un editore. Belform nasce all’interno dell’azienda familiare Van Fleteren e Hendrickx partecipa direttamente alla sua evoluzione. Un catalogo Belform d’epoca conservato da Vintage Addict, non datato ma recante esplicitamente la dicitura trilingue « ontwerp / création / entwurf : Alfred Hendrickx », permette oggi di osservare questa produzione attraverso i suoi stessi documenti commerciali: materiali, composizioni, dimensioni e soprattutto numeri di modello.
Diversi mobili illustrati in questo catalogo sono passati anche da Vintage Addict. Il confronto con le fotografie d’epoca consente così di completare le fonti storiche con l’osservazione diretta dei pezzi.
Da Van Fleteren a Belform
Nato a Malines nel 1931, Alfred Hendrickx cresce in un ambiente direttamente legato alla produzione di mobili. Suo nonno, il maestro ebanista Eugène Van Fleteren, ha progettato e scolpito personalmente le due sedie degli Eisteddfodau (festival culturali gallesi) nazionali in Galles del 1917 e 1918. Queste sedie sono considerate capolavori d’esportazione dei celebri mobili di Malines. Il maestro di Malines fonda, tra le due guerre, la casa Van Fleteren. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’azienda si specializza dapprima nell’allestimento interno di imbarcazioni, per poi orientarsi, intorno al 1950, verso una produzione fortemente meccanizzata di mobili destinati all’abitazione.
Una fattura del 1964 in cui Vanfleteren e Belform compaiono congiuntamente.
Hendrickx entra così molto presto in contatto con la produzione industriale. Frequenta in particolare Jan Kuper, una delle figure del mobile moderno di Malines tra le due guerre, e svolge anche uno stage presso Pirelli in Italia. Questa esperienza italiana si accorda con l’evoluzione delle sue prime creazioni: linee morbide, strutture leggere, volumi staccati da terra e un’attenzione particolare alle proporzioni.
Buffet Alfred Hendrickx, influenza italiana degli anni ’50.
La distinzione tra Van Fleteren e Belform merita di essere precisata. Contrariamente a quanto talvolta si scrive, Van Fleteren non sembra aver semplicemente cambiato nome per diventare Belform. Verso il 1953, i nuovi mobili progettati da Hendrickx vengono riuniti in un primo catalogo dell’azienda, un dépliant, con il nome promozionale Belform. Si tratta allora di una nuova linea di mobili leggeri, flessibili e facilmente combinabili, che secondo gli autori dello studio Het Mechelse meubel 1500-2000 presenta un carattere moderno segnato dall’influenza italiana.
Il nome Belform diventa poi indissociabile dalle creazioni di Alfred Hendrickx.
Un nuovo arredamento per un nuovo modo di abitare
Già dal 1953, Hendrickx presenta un appartamento modello alla mostra Beter Wonen a Luchtbal, ad Anversa. Questi mobili corrispondono alle profonde trasformazioni dell’abitare nel dopoguerra: gli interni diventano più aperti, le abitazioni evolvono e gli insiemi d’arredo massicci e definitivi lasciano progressivamente spazio a elementi più leggeri e più facilmente combinabili.
Questa riflessione si inserisce in Belgio in quella del mobile sociale moderno, particolarmente visibile nei Saloni nazionali organizzati a Gand nel corso degli anni ’50. Hendrickx vi occupa una posizione particolare. Le sue creazioni rispondono alle esigenze funzionali del mobile prodotto in serie, pur conservando una raffinatezza che le allontana da un arredo strettamente economico.
Catalogo d’epoca “Social Design” di Alfred Hendrickx, testimonianza dello sviluppo del mobile modulare modernista belga.
Belform insiste già sulla modularità. I mobili possono essere abbinati in base alla funzione dell’ambiente: soggiorno, ufficio o negozio. Uno stesso principio costruttivo permette di creare diverse composizioni a partire da elementi contenitori, cassetti, ante o ripiani.
Questa logica appare molto chiaramente nel catalogo conservato da Vintage Addict. Una fotografia presenta, per esempio, una mensola a parete Belform costituita da diversi montanti ed elementi numerati, che combina libreria a giorno, contenitore chiuso, cassetti e piano di lavoro. Non si tratta quindi soltanto di un mobile a parete disegnato come una composizione definitiva, ma di un vero sistema configurabile in base allo spazio disponibile.
Alfred Hendrickx, Belform e l’Expo 58
L’Esposizione universale di Bruxelles del 1958 costituisce una tappa importante nella diffusione del lavoro di Alfred Hendrickx.
L’Expo 58 diventa la grande vetrina della modernizzazione belga. Architettura, mobili, grafica, nuovi materiali ed equipaggiamenti domestici contribuiscono a rappresentare uno stile di vita proiettato verso il futuro. In questo contesto, le linee leggere e il vocabolario modernista di Hendrickx trovano naturalmente il loro posto.
Giovani sposi sistemati nella loro nuova sala da pranzo di Alfred Hendrickx, fine anni ’50.
La sua poltrona S3, prodotta da Belform, resta uno degli esempi meglio documentati di questo periodo. Hendrickx la progetta nell’ambito dell’allestimento dello Skyhall dell’aeroporto di Zaventem per la Sabena. Vengono allora realizzate circa 150 poltrone in tre versioni di tweed — blu, senape e rosso — destinate ad accogliere i viaggiatori arrivati anche per l’Expo 58. Un esemplare acquisito dal Fonds Marie-Jeanne Dauchy è entrato a far parte del Design Museum Brussels.
Buffet alto o mobile bar di Alfred Hendrickx per Belform verso il 1958
Hendrickx presenta inoltre i suoi mobili nel contesto stesso dell’esposizione. I contatti sviluppati in occasione dell’Expo contribuiscono poi all’esportazione della produzione Van Fleteren verso i Paesi Bassi, la Germania, l’Italia e la Francia.
Dalle linee organiche degli anni ’50 alla geometria degli anni ’60
Il mobile di Alfred Hendrickx evolve sensibilmente nel corso di questo periodo.
Le sue creazioni dell’inizio e della metà degli anni ’50 si distinguono spesso per linee particolarmente fluide: piedi in legno affusolati o lavorati, strutture leggermente decentrate, curve e variazioni di sezione conferiscono al mobile un’impressione di movimento. Questa ricerca permette a Hendrickx di alleggerire visivamente volumi talvolta importanti.
Il legno resta centrale, ma viene associato a vetro spesso, marmo, metallo, pannelli sintetici o anche ceramica. Il designer di Malines Willy Meysmans fornisce in particolare elementi in ceramica integrati in alcuni mobili Belform.
Alla fine del decennio, il linguaggio cambia. Una documentazione Belform, datata 1959, testimonia secondo le fonti storiche un’evoluzione verso forme molto più rigorose: rettangoli, quadrati, piedi a sezione regolare e strutture metalliche sostituiscono progressivamente le linee più espressive dell’inizio degli anni ’50. Tavoli, sedute, scrivanie e contenitori adottano un aspetto più architettonico.
È proprio in questa evoluzione che si inserisce il catalogo originale oggi conservato da Vintage Addict.
Un catalogo Belform d’epoca
Il catalogo purtroppo non riporta alcuna data di stampa visibile. La copertina è dominata dal logotipo Belform, accompagnato dalla dicitura « creazione : Alfred Hendrickx ». Un timbro di un interior designer e annotazioni manoscritte mostrano inoltre che questo esemplare ha circolato come documentazione professionale.
Il catalogo Belform, anni ’60.
I mobili presentati – grandi volumi rettangolari, frontali molto essenziali, basamenti metallici a sezione regolare e composizioni a parete modulari – corrispondono all’evoluzione avviata alla fine degli anni ’50 e ampiamente sviluppata nel corso degli anni ’60. Alcuni archivi censiscono inoltre diversi armadi, secrétaire, buffet e mobili Belform stilisticamente comparabili come produzioni degli anni ’60.
Questo documento è soprattutto interessante perché i mobili non sono anonimi: Belform utilizza una nomenclatura per numeri di modello.
I modelli Belform documentati nel catalogo
Tra i riferimenti attualmente identificati figurano in particolare:
Credenza con ante scorrevoli modello 404 di Alfred Hendrickx
Il buffet 404 nel catalogo Belform
Un grande buffet basso dal disegno estremamente essenziale, composto da un lungo corpo rettangolare poggiato su sottili piedi metallici e chiuso da pannelli scorrevoli. Le piccole prese quadrate disposte nella parte superiore delle ante rafforzano ulteriormente la geometria del frontale.
Questa numerazione è particolarmente importante per l’identificazione del mobile Alfred Hendrickx. Permette di andare oltre descrizioni contemporanee talvolta vaghe — « buffet Hendrickx », « credenza Belform » o « mobile belga anni ’60 » — per tornare alla nomenclatura utilizzata dal produttore stesso.
Questa corrispondenza tra il modello 404 riprodotto nel catalogo e l’esemplare passato da Vintage Addict permette di documentarne l’attribuzione sulla base di una fonte commerciale d’epoca che riporta esplicitamente la dicitura « creazione : Alfred Hendrickx ».
Illustra anche molto bene l’evoluzione del designer in questo periodo. Gli effetti grafici e i basamenti scultorei caratteristici di alcune creazioni degli anni ’50 sono praticamente scomparsi. La linea diventa orizzontale, rigorosa e quasi architettonica, mentre il metallo contribuisce a staccare visivamente il volume da terra.
L’osservazione di diversi mobili Hendrickx passati da Vintage Addict e dal nostro laboratorio di restauro permette anche di confrontare queste fotografie commerciali con i dettagli di fabbricazione realmente impiegati.
Palissandro di Rio, arancio e metallo nichelato
Una pagina del catalogo fornisce precisazioni particolarmente interessanti su materiali e finiture: Belform indica che i mobili di questa serie possono essere realizzati in palissandro di Rio o in legno d’arancio. Il legno riceve un trattamento che associa prodotti naturali e resine sintetiche, per conservarne il tono naturale facilitandone al contempo la manutenzione.
Il catalogo precisa anche la finitura del basamento: i piedi metallici sono proposti in nichel satinato opaco. La regolazione in altezza, destinata a compensare le differenze di livello del pavimento, è integrata in modo da restare invisibile.
Queste informazioni sono importanti, perché le descrizioni attuali del mobile Hendrickx utilizzano spesso termini generici come « cromo », « acciaio » o semplicemente « metallo ». La documentazione Belform permette qui di ripristinare la terminologia usata dal produttore per questa specifica produzione.
Permette anche di comprendere meglio l’effetto ricercato. La venatura molto marcata del palissandro contrasta con una struttura metallica quasi discreta. La ricchezza del materiale non porta a un mobile massiccio: è contenuta in una geometria particolarmente sobria.
I mobili a parete e la logica modulare di Belform
Uno degli aspetti più interessanti del catalogo riguarda le mensole a parete e i sistemi contenitori Belform.
Una composizione fotografata associa diversi montanti verticali a ripiani a giorno, un vano chiuso, cassetti e un elemento di lavoro che può fungere da piccolo scrittoio. I riferimenti visibili — in particolare 411, 413 e 414 — mostrano che la composizione risulta dall’assemblaggio di diversi elementi.
Mensola-libreria a parete modulare Belform, modello composto 413 e 414
Questa concezione prosegue direttamente le ricerche avviate fin dalle prime collezioni Belform. Le fonti storiche descrivono infatti i mobili di Hendrickx come elementi associabili in base alle esigenze dell’utente.
La libreria o mensola a parete Alfred Hendrickx non va quindi considerata soltanto come un oggetto autonomo. Appartiene a una riflessione più ampia sull’interior design: riporre, lavorare, esporre e nascondere possono essere riuniti all’interno di una stessa struttura.
Questo principio avvicina Belform alle grandi ricerche europee sul mobile modulare del dopoguerra, pur mantenendo un’identità propria fondata sulla qualità dei legni, sulle proporzioni e sulla sobrietà delle strutture.
Tavoli, sedie, buffet: una produzione più ampia di una sola silhouette
Oggi il mercato associa molto fortemente Alfred Hendrickx ai buffet e alle credenze, in particolare ai modelli in palissandro poggiati su basamenti metallici.
Il catalogo ricorda però un’estensione molto più ampia della produzione Belform. Tavoli e tavolini, sedie, scrivanie, contenitori, mobili e composizioni a parete complete sono pensati come le diverse parti di uno stesso interno.
Una pagina presenta così il tavolo 601 accompagnato dalle sedie 501, mentre altri documenti storici identificano modelli come il tavolo allungabile T4, la seduta S6L o il mobile da soggiorno K4.
Il tavolo modello 601
Questa varietà è importante per capire Hendrickx: il suo lavoro non consiste nel declinare all’infinito una credenza di successo. Si interessa all’intero spazio interno e al modo in cui i diversi mobili possono dialogare tra loro.
Come riconoscere un mobile Alfred Hendrickx per Belform?
La produzione evolve molto tra l’inizio degli anni ’50 e gli anni ’60, il che spiega differenze talvolta importanti tra due creazioni comunque progettate dallo stesso designer.
Diversi elementi ricorrono comunque regolarmente: l’attenzione alla venatura del legno, i volumi visivamente staccati da terra, le piccole maniglie o prese geometriche, l’associazione di legno e metallo, la ricerca di leggerezza e, nelle produzioni più tarde, una costruzione sempre più rettilinea.
La presenza di un numero di modello o la sua corrispondenza con una documentazione Belform resta però molto più convincente di una semplice somiglianza stilistica, ed è proprio questo l’interesse di un catalogo originale: un modello identificato può poi diventare un punto di confronto per altri esemplari.
Alfred Hendrickx nella storia del design belga
Alfred Hendrickx appartiene a quella generazione che rinnova profondamente il design belga degli anni ’50, accanto a creatori come Jules Wabbes, Willy Van Der Meeren, Jos De Mey o Lucien Engels.
Il suo percorso resta però particolare per la costante vicinanza tra il designer e l’azienda che produce i suoi mobili. Hendrickx non disegna soltanto prototipi o pezzi unici: il suo lavoro si sviluppa a contatto diretto con i vincoli di fabbricazione, commercializzazione e produzione in serie.
Questa relazione spiega senza dubbio una parte della coerenza di Belform. Il disegno, i materiali, i sistemi modulari e i dettagli tecnici non possono essere completamente dissociati gli uni dagli altri.
Lo studio dedicato al mobile di Malines considera inoltre Hendrickx come una delle figure maggiori del rinnovamento del mobile belga del dopoguerra e sottolinea il posto particolare della sua linea fluida e giocosa negli anni ’50, prima della sua evoluzione verso una maggiore sobrietà.
Oggi, questa produzione conosce una nuova visibilità. Gli archivi di mercanti specializzati censiscono una grande varietà di mobili Hendrickx/Belform — armadi, scrivanie, credenze, tavoli, sedute o secrétaire — mentre alcune creazioni come la S3 sono entrate in collezioni pubbliche.
Ma questa riscoperta rende anche necessario un ritorno ai documenti d’epoca.
Il catalogo Belform conservato da Vintage Addict costituisce in questo senso una fonte particolarmente utile: non sostituisce le ricerche storiche dedicate ad Alfred Hendrickx, ma permette di affiancarvi una documentazione commerciale originale, riferimenti di modelli, materiali e fotografie d’epoca. Man mano che i mobili documentati in questo catalogo verranno identificati tra i pezzi passati da Vintage Addict, questa documentazione potrà essere arricchita e costituire progressivamente un corpus dedicato al mobile di Alfred Hendrickx per Belform, tra storia del design belga e osservazione diretta dei mobili.
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