Statua di Tara Verde in lalitasana – Nepal XIX secolo
€2200,00
Statua di Tara Verde, bodhisattva femminile, conosciuta come Syama Tara in sanscrito e Drolma Jangku in tibetano. Lega di rame, Nepal, XIX secolo.
- H 41 cm x L 28 cm x P 20 cm
- 5490 grammi.
- Provenienza: Antica collezione Claude de Marteau
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Questa statua rappresenta Tara Verde, una delle divinità più venerate del Buddismo Mahayana e del Vajrayana. Realizzata in lega di rame secondo la tradizione artistica newar della valle di Kathmandu, illustra la raffinatezza delle botteghe nepalesi che giocarono un ruolo fondamentale nella diffusione dell’arte buddista in tutto l’Himalaya.
La dea è rappresentata in lalitāsana, o «posizione del rilassamento regale». Seduta con una gamba ripiegata mentre l’altra è pronta a scattare, incarna l’immediata disponibilità a soccorrere gli esseri. Questo atteggiamento è uno degli attributi più caratteristici di Tara Verde, il cui ruolo è intervenire rapidamente per allontanare ostacoli e pericoli.
Tracce di un’antica doratura rimangono visibili sul volto, mentre l’usura progressiva della patina rivela in alcuni punti le tonalità calde della lega di rame. Sul contorno della base, un incavo era destinato a ricevere il piedistallo su cui poggia il piede destro, oggi scomparso.
Una raffinata rappresentazione di Tara Verde
La mano destra forma il vitarka mudrā, gesto associato all’insegnamento e alla trasmissione della dottrina, mentre la mano sinistra regge lo stelo di un loto che sboccia vicino alla spalla. Questi fiori, simbolo di purezza spirituale, richiamano la capacità del risveglio di sorgere all’interno dello stesso mondo condizionato.
La ricchezza dei gioielli contribuisce all’eleganza della composizione. Tara indossa una corona a cinque punte, tradizionalmente interpretate come riferimento ai Cinque Buddha trascendenti del buddismo esoterico. Le cavità di diverse punte conservano tracce di legante essiccato, testimoniando probabilmente l’antica presenza di cabochon decorativi oggi scomparsi. Gli orecchini traforati, i bracciali, le collane e gli ornamenti pettorali riflettono il vocabolario decorativo tipico dei bronzi nepalesi del XIX secolo.
Per l’iconografia, la qualità della fusione e l’equilibrio delle proporzioni, questa scultura costituisce un bell’esempio dell’arte himalayana prodotta nella valle di Kathmandu. Illustra la permanenza dei modelli iconografici derivanti dal Buddismo Mahayana e dal Vajrayana, di cui il Nepal rimane uno dei principali centri storici.








