Figura ancestrale hampatong Dayak – Borneo, Indonesia
€4500,00
Figura ancestrale protettrice di tipo hampatong del popolo Dayak in legno di ferro scolpito, rappresentata in piedi su una base massiccia.
- Patina grigiastra con possibili tracce di caolino, probabilmente legate a pratiche rituali associate alla fertilità.
- Dimensioni: H. 151 cm × L. 30 cm × P. 36 cm (circa 1,90 m per la persona a confronto).
- Peso: circa 83 kg.
- Provenienza: antica collezione Claude de Marteau.
- Venduto con certificato di origine.
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Figura ancestrale hampatong, Borneo, Indonesia
Sud-est asiatico, Indonesia, Borneo, regione del Kalimantan. Popolo Dayak, gruppo Ngadju o Ot Danum, XIX secolo.
Figura ancestrale protettrice di tipo hampatong in legno scolpito, rappresentata in piedi su una base massiccia. Le mani poggiano sulla vita, all’altezza di un perizoma, mentre un cesto con motivi intrecciati — caratteristico del repertorio decorativo dayak — è portato sulla schiena.
Il termine hampatong, derivato dal malese «patong» che designa una statua o una figura scolpita, si riferisce a queste effigi intagliate in essenze locali particolarmente dense, il più delle volte legno di bélian (legno di ferro). Esposte per lunghi anni alle condizioni climatiche estreme della giungla, queste sculture sviluppano un aspetto profondamente alterato: il legno si scava in strati verticali, la superficie si solca e assume una tinta grigiastra caratteristica. Dopo un secolo di esposizione, queste figure possono presentare una patina che evoca opere ben più antiche.
La testa, alta e allungata, si distingue per grandi occhi vigili, orecchie sporgenti e un copricapo sormontato da un volto secondario oggi parzialmente alterato, che può evocare una testa di aso, motivo zoomorfo associato al cane nell’iconografia dayak. La sua posizione elevata offriva un punto di vista privilegiato per sorvegliare i dintorni.
L’aspetto del legno varia sensibilmente secondo la collocazione originaria: gli hampatong collocati all’esterno presentano un’erosione marcata, mentre quelli conservati all’interno delle case lunghe o in spazi protetti, come certe cavità o santuari, conservano superfici più intatte. Tracce di caolino o di calce possono persistere, in particolare sui volti, in relazione a pratiche rituali associate alla fertilità. I rari esempi dipinti sono generalmente legati a contesti funerari.
Oltre alla loro funzione protettrice all’interno dei villaggi, alcuni hampatong potevano anche essere utilizzati come guardiani delle colture, in particolare presso i gruppi Iban o Bidayuh, dove venivano installati nelle zone recentemente disboscate per proteggere i raccolti. Le produzioni Bidayuh, spesso più antropomorfe, presentano talvolta espressioni che ricordano quelle delle figure Tau-tau di Sulawesi.
Queste sculture svolgono anche un ruolo centrale nella cerimonia del Tiwah, rito funerario secondario proprio dei Dayak Ngaju. In questa occasione, gli hampatong, assimilati a spiriti ancestrali o a entità protettrici, sono disposti in prossimità delle strutture funerarie per accogliere temporaneamente l’anima del defunto e accompagnare la sua transizione verso l’aldilà.










