Buffet scandinavo in teak degli anni ’60
€2600,00
Credenza in teak di stile scandinavo, 3 ante e 3 cassetti, manifattura degli anni ’60. Il mobile è dotato delle sue due serrature e chiavi funzionanti.
- Questo buffet vintage è in ottimo stato, è stato interamente rinnovato dal nostro restauratore.
- L 205 cm x P 40,5 cm x H 75 cm.
- P utile 34 CM.
- Cassetti P 30 cm x H 10 cm.
- Il cassetto superiore possiede un ripiano rivestito in velluto bordeaux, una sorta di doppio fondo. È rimovibile (vedi foto).
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Una credenza degli anni ’60 d’ispirazione scandinava
Durante il boom economico del dopoguerra, la Danimarca impone progressivamente in Europa un nuovo modo di concepire l’arredamento. Linee più essenziali, forme organiche, una particolare attenzione all’ergonomia e proporzioni adattate ai nuovi interni contribuiscono a ridefinire profondamente i canoni del mobile post-bellico. Questa diffusione dello stile scandinavo si inserisce nel solco di grandi designer danesi come Børge Mogensen o Arne Vodder, per citarne solo alcuni, i cui mobili uniscono sobrietà delle linee, qualità delle proporzioni e valorizzazione delle essenze lignee.
Numerosi produttori europei seguono l’esempio, collaborando con designer danesi o ispirandosi direttamente alle loro creazioni. Questa influenza si ritrova nel disegno dei mobili, nelle finiture e nelle proporzioni, ma anche nella scelta delle essenze: il teak e il palissandro occupano un posto preponderante, accanto al rovere.
È proprio il caso di questa grande credenza degli anni ’60. Di manifattura tedesca, esibisce pienamente i codici del mobile scandinavo del periodo: una struttura lunga e bassa, un frontale privo di ornamenti superflui, un basamento slanciato e un uso del legno che rende il materiale stesso uno dei principali elementi decorativi.
Un’architettura leggera nonostante le dimensioni generose
Il frontale è organizzato con grande rigore. Tre cassetti sono posizionati a sinistra, con le loro maniglie circolari incassate che costituiscono praticamente l’unico elemento grafico del mobile. Sono affiancati da diversi ampi scomparti chiusi che offrono un’importante capacità contenitiva.

Credenza in stile scandinavo in teak degli anni ’60: il disegno del legno come principale elemento decorativo.
Il lungo basamento gioca un ruolo essenziale nell’equilibrio dell’insieme. La struttura è ampiamente sollevata da terra, mentre le traverse orizzontali accentuano ulteriormente la lunghezza del mobile. Nonostante le proporzioni generose, la credenza mantiene così una silhouette sorprendentemente leggera.
Questa ricerca di equilibrio tra funzionalità e discrezione visiva è probabilmente una delle eredità più durature del mobile scandinavo degli anni ’50 e ’60: creare arredi capaci di assolvere pienamente alla loro funzione senza mai dominare lo spazio in cui sono inseriti.
La ricchezza delle venature del teak riscoperta nel nostro laboratorio di restauro
Quando questa credenza è arrivata nel laboratorio di Paul, il suo piano portava ancora le tracce di diversi decenni di utilizzo. La vecchia finitura era invecchiata e mascherava in parte le sfumature e la profondità naturale del legno.
Il restauro è iniziato con la rimozione della vecchia finitura. Il piano è stato poi accuratamente levigato per ritrovare una superficie omogenea, prestando attenzione a preservare l’impiallacciatura originale. Questa fase fa riemergere progressivamente ciò che il tempo aveva attenuato: il disegno vivace del teak, le sue lunghe fibre scure e le variazioni di tonalità proprie di ogni foglio di impiallacciatura.
È stata poi applicata una nuova finitura a olio. Nutre il legno e ne rivela le venature senza conferirgli l’aspetto troppo uniforme di una finitura industriale contemporanea. A seconda della luce, il piano passa da sfumature bruno-dorate a tonalità molto più profonde.
Il nostro intervento non cerca di trasformare un mobile degli anni ’60 in un mobile nuovo. L’obiettivo è al contrario conservare il più possibile i suoi materiali e la sua identità, restituendogli la qualità della superficie e la presenza che aveva progressivamente perduto.
Quasi sette decenni di storia
A quasi 70 anni dalla loro creazione, questi mobili tendono naturalmente a diventare rari. Il mercato del mobile degli anni ’60 è in movimento da diversi decenni: molti pezzi sono scomparsi, sono stati trasformati o si sono deteriorati, mentre altri rimangono ancora dispersi negli interni familiari prima di riapparire in occasione di successioni.
Ogni esemplare possiede inoltre un’identità propria. Anche quando due mobili appartengono a un modello identico, la scelta dei fogli di impiallacciatura, le loro venature, il colore, le sfumature della finitura e i decenni di invecchiamento non sono mai strettamente gli stessi. È questo che conferisce oggi a un mobile d’epoca restaurato una presenza che la produzione contemporanea fatica a riprodurre esattamente.
Restaurare invece di sostituire
Conservare un mobile antico è anche una forma molto concreta di sostenibilità. Il legno è già stato abbattuto, essiccato, trasportato e lavorato diversi decenni fa. Restaurare questo mobile permette di prolungare questo ciclo invece di mobilitare nuovamente materie prime, energia e trasporti per produrre il suo equivalente nuovo.
Questa credenza non ha quindi solo ritrovato il suo aspetto. È ora pronta a proseguire l’uso per il quale era stata concepita quasi sette decenni fa: contenere, accompagnare la quotidianità e attraversare gli interni senza dipendere dalle mode.
In una sala da pranzo, un soggiorno o un grande studio, conserva oggi tutta la pertinenza del suo disegno originale: una grande capacità contenitiva, un piano generoso e un’architettura sufficientemente sobria per accogliere lampade, ceramiche, opere d’arte o semplicemente alcuni oggetti scelti.












