Il BIC biros festeggia il suo 75° anniversario

Dagli oggetti di scrittura al design industriale universale

All’inizio degli anni ’30, in una strada di Budapest, una scena ordinaria attirò l’attenzione di un passante. Alcuni bambini stavano facendo rotolare delle biglie in una pozzanghera lasciata dalla pioggia. Ogni volta che si muovevano, le sfere disegnavano una sottile e fugace linea sull’acqua. Questo dettaglio, insignificante per molti, provocò in quell’uomo un’inaspettata associazione di idee.

Il suo nome era László József Bíró. Si chiese se questo principio di laminazione potesse risolvere un problema ben noto: l’inchiostro che cola, si macchia o si asciuga male.

Ritratto di Laszlo Biro

Laszlo Biro

Da questa osservazione nacque l’idea di uno strumento di scrittura che utilizzasse una sfera di metallo per depositare l’inchiostro in modo uniforme, senza un fragile pennino o un serbatoio. Bíró si rivolse a suo fratello György, un chimico. Insieme, dovettero risolvere due grandi sfide: sviluppare un inchiostro abbastanza denso da non perdere, ma abbastanza fluido da scorrere, e progettare un alloggiamento che permettesse alla sfera di ruotare liberamente senza incepparsi.

Nel 1931, un primo prototipo fu presentato a un’esposizione internazionale a Budapest. Nel 1938 il principio fu protetto da un brevetto. Nonostante ciò, l’invenzione rimase costosa, tecnicamente delicata e priva di un reale sbocco commerciale.

La Seconda Guerra Mondiale sconvolse le loro vite. Costretti a lasciare l’Europa, i due fratelli si stabilirono in Argentina, dove ripresero le loro ricerche in un modesto laboratorio. La penna funzionava, ma il suo prezzo ne impediva l’adozione di massa.

La svolta avvenne quando l’aviazione britannica testò l’oggetto. Ad alta quota, dove le penne stilografiche diventavano inutilizzabili, il meccanismo a sfera rimase affidabile. Per i piloti era una soluzione pratica. Questo successo tecnico aprì la strada al primo mercato strategico. Nel 1943, i diritti dell’invenzione furono venduti agli Stati Uniti per una somma considerevole. Qualche anno dopo, un industriale francese si fece avanti. Marcel Bich acquistò il brevetto, semplificò il nome per ragioni commerciali e, nel 1950, avviò una produzione industriale standardizzata. Era nata la BIC Cristal . La sua forma esagonale, il corpo trasparente e l’efficienza la resero economica, affidabile e immediatamente riconoscibile.

Marcel Bich davanti alla fabbrica di Clichy.

Marcel Bich

 

Da allora ne sono stati prodotti oltre 100 miliardi. Ogni giorno se ne producono milioni e il design originale è cambiato pochissimo. La Bic Cristal è diventata uno degli oggetti più diffusi nella storia dell’industria.

Nel 2025-2026, in occasione del 75ᵉ anniversario della BIC Cristal, il marchio ha scelto di celebrare questa longevità con una reinterpretazione inaspettata: la creazione di una lampada direttamente ispirata alla penna. Presentata ai principali eventi internazionali di design, questa creazione trasforma l’oggetto di scrittura in un oggetto luminoso.

Progettata in collaborazione con l’azienda italiana Seletti, questa lampada riproduce fedelmente la silhouette della Bic Cristal, ingrandita su larga scala. Il corpo trasparente diventa un diffusore di luce, mentre la cartuccia è sostituita da un tubo LED. L’oggetto è disponibile in diverse configurazioni – come lampada da terra, a sospensione o da parete – e nei tre colori storici della penna: blu, rosso e nero.

Al di là dell’effetto spettacolare, questa trasformazione sottolinea la forza del design originale. Senza alterare i suoi codici essenziali, Bic Cristal cambia funzione ed entra nel campo dell’interior design, dimostrando che un oggetto progettato per l’uso più semplice può sopravvivere al tempo e alle discipline.

Tutto è iniziato con una biglia che rotolava in una pozzanghera.
Il resto è storia del design.

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